I graffitari antifascisti

Proprio mentre vi state per distrarre e parlare d’altro, sappiatelo, tornerà alla ribalta con precisione svizzera un evergreen della cronaca politica (?!), IL classico tormentone, quello sul pericolo delle aggressioni “nazifasciste”. E’ un classico carattere dell’informazione moderna andare a cercare le novità (sempre le stesse) e quindi, per battere il ferro quando è ancora caldo, fissare per periodi più o meno lunghi un tipo di notizia, soprattutto se questa ha un carattere o un significato politico. Così ci ritroviamo sulle pagine dei giornali di questo periodo numerose notizie che sono un ibrido fra quelle classiche sul tema “violenza” e quelle sul “pericolo squadrista”.

Non perdiamo neanche tempo a sottolineare quanto sia lontano chi scrive da simpatie manesche o razzistiche; sarebbe come specificare che si è contro i criminali, o contro l’ingiustizia: banalità buone per i giornaletti quotidiani. Quello che si preme sottolineare riguardo questo tema è il suo utilizzo politico, ma, soprattutto, lo sbaglio nell’interpretazione e nella concezione di quegli atti violenti.

Una notizia, anche se esatta e sacrosanta, pompata nei canali d’informazione per motivi politici, non è una notizia, non garantisce la libertà d’informazione e le libertà civili; è un mezzo di pressione dallo stesso stile delle informazioni e voci pilotate dai regimi totalitari, atte a spaventare il popolo ed indurlo a compiere determinate scelte anziché altre: insomma una modalità subdola per pilotare la percezione della “massa”.

Quindi non è tanto la singola notizia e la sua analisi ad essere messa in discussione in questo frangente, ma proprio la sua riproposizione costante ed esagerata, sullo stile del Grande Fratello Orwelliano; cosa ancora più scandalosa se la notizia perde i contorni precisi che dovrebbe avere e presuppone conclusioni totalmente costruite. Ed infatti l’aspetto più sgradevole di questa situazione, oltre il tentativo di pilotare l’opinione pubblica, è proprio la mancanza di mezzi per riuscire ad analizzare cosa sta veramente succedendo (o la mancanza di correttezza, scegliete voi).

Editorialisti e psicologi dei giornaletti quotidiani fanno notare, buttandola subito nella politica spiccia, come gli atti di bullismo siano generati dal brodo “culturale” violento e “nazifascista” di alcuni ambienti. Che ci siano tali ambienti non ci sono dubbi e fra l’altro bisognerebbe approfondire anche il significato di quel tipo di stile di vita, o moda che altro non è.

Ma forse i vari critici non si rendono conto della mole di atti di violenza gratuita che ogni giorno viene attuata nella nostra società, senza che ci possa essere minimamente nessuna concezione politica dietro. Una piccola percentuale di questi atti di violenza poi, si accompagna a gesti, parole d’ordine e simboli richiamanti il nazismo o il fascismo. Ma evidentemente non sono questi simboli (e un’incerta cultura che celano) a creare la violenza, bensì il percorso è inverso: i violenti di ogni età, ma spessissimo adolescenti, quando vogliono fare i “cattivi” utilizzano segni e simboli che la cultura generale della nostra società classifica come i simboli del male. Stiamo parlando per esempio delle ultimissime notizie riguardanti scritte sulle porte di varie persone. Scritte del tipo Juden Hier fatta su una porta di un un individuo affatto legato al mondo ebraico. Oppure svastichelle di tutti i tipi, fatte da mani incapaci di disegnarle.

Non è affatto un caso che spesso nelle scuole devastate finite sul giornale perché sul muro è stata disegnata una svastica vengano dipinti simboli riconosciuti come  “satanisti” tipo stelle capovolte, 666 e cretinate varie. In un certo senso, costoro, i “cattivi”, sono i primi veri antifascisti, o meglio i primi antifascisti innati conosciuti nella storia: questi non conoscono la storia, né tanto meno il fascismo, ma sanno nel profondo di loro stessi che quest’ultimo è il male assoluto (in concorrenza con il diavolo) e quindi che, se si vuole essere riconosciuti come “malvagi”, non c’è che fregiarsi di quei simboli, grafici e non. Chi oggi si sente emarginato, o più semplicemente il classico ragazzetto nel periodo vandalista e “ribelle”, sente naturale il dover disegnare la svastica e fare il saluto romano, perché riconosce in quelli i segni del vandalo, ribelle e maledetto come un tempo potevano essere le già citate classiche stelle sataniste. Coloro che vorrebbero utilizzare tali fatti con significati politici, anziché deplorarli dovrebbero gioire di un così radicato, e se permettete sospetto, non essendo cosciente, antifascismo.

Anche se il termine antifascismo, diciamolo, non è affatto corretto in quanto stiamo parlando di una repulsione innata e naturale, una sorta di “fasciofobia” (come tutte le fobie da curare, magari con una buona dose di studio e approfondimento). Nessun seguace di un’idea andrebbe in giro a compiere atti violenti, fuorilegge ed anche eticamente orrendi firmandoli con quella che ritiene la migliore visione del mondo; specialmente quando è evidente l’incapacità anche grafica di fare quei simboli. Per questo i britneyani hanno fondato la beneamata Scuoladesvastica ndr).

Nessun comunista assocerebbe ad atti “cattivi” le idee che persegue, nessun liberista, nessun fascista: semmai se animati da intenti politici li firmerebbero con le insegne dei propri avversari (come centinaia di infiltrati possono dimostrare).

Il fulcro del discorso è quindi sempre lo stesso: la cultura generale diffusa da scuola e mezzi di informazione, sta riducendo al lumicino la voglia, prima ancora che la capacità, di critica, e coloro che dovrebbero dare, soprattutto ai giovani, i mezzi per analizzare e comprendere la realtà, sono quelli più sprovvisti di tali mezzi, totalmente incapaci di capire dove sta portando un’omologazione culturale, che già uno come Pier Paolo Pasolini aveva sottolineato, ma che oggi è più che mai senza ostacoli.

La violenza diffusa nella nostra società è generata dall’ignavia, dalla mancanza di pensieri e valori, ed è comune nel resto del mondo “occidentale” soprattutto nel suo centro politico, gli Stati Uniti d’America, dove bullismo e violenza sono diventati una vera e propria moda e dove di certo non c’è nessuna influenza culturale di tipo “fascista” (qualsiasi cosa voglia dire), essendo questo completamente sconosciuto oltreoceano. Invece di gridare al pericolo fascista per sviare l’attenzione, bisognerebbe prendere di petto la questione fondamentale, cioè quella della sovranità culturale.

Matteo Guinness

Preso, rimodificato e riutilizzato da un articolo del 2008 su Opposta Direzione

Gvinness

Fondatore del Britney National Party

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