Estremisti islamici nello Xinjiang visti da occidente: da terroristi a vittime

Proponiamo una piccola e breve disamina della situazione in Asia centrale. Ben si capisce come sta cambiando, grazie alla propaganda internazionale, la visione su quello che succede nella sovrana Cina.

Dopo la fine della guerra fredda vengono riprese su basi finalmente rinnovate le relazioni fra Cina e Russia; risolte le dispute di confine, le relazioni della Cina verso i nuovi “partner” centro-asiatici evolvono essenzialmente verso due direzioni: la lotta al terrorismo e la ricerca di nuovi sbocchi commerciali.

Dissolta l’Unione Sovietica, sua rivale in quello spazio geopolitico, la Cina torna ad occuparsi con nuovo spirito della propria dimensione centro-asiatica, determinata dall’estesa Provincia Autonoma dello Xinjiang-Uigur, che da secoli le appartiene territorialmente e che è parte integrante dell’Asia Centrale sia per collocazione geografica sia per comunanza di lingua, cultura e tradizioni con gli altri popoli dell’area. Lo Xinjiang è fondamentale nei rapporti con l’Asia centrale in quanto rappresenta la zona di collegamento fra i due spazi.

La lotta al terrorismo rappresenta per la Cina sia il corollario alla sicurezza dei confini, sia il pre-requisito per un clima favorevole agli scambi commerciali utili per il rilancio delle arretrate province occidentali e per la costituzione di nuove rotte per l’approvvigionamento energetico. Per la Cina, il cuore del “problema terrorismo” risiede proprio nello Xinjiang, la provincia occidentale della Repubblica Popolare Cinese al confine con i Paesi dell’Asia Centrale post-sovietica, abitata in parte considerevole dagli Uiguri, una popolazione di etnia turca e di religione musulmana.

Tra le numerose minoranze etniche residenti nello Xinjiang, quella degli Uiguri raggiunge i sette milioni di individui su circa 16,6 milioni di abitanti complessivi, con circa un milione di unità in più rispetto agli Han, l’etnia di maggioranza cinese; vi risiedono anche minoranze kirghize, tagike, mongole e kazakhe che rendono lo Xinjang la regione con la quarta maggiore concentrazione di turchi al mondo, dopo la Turchia (53,6 milioni di Turchi), l’Iran (35 milioni di Azeri) e l’Uzbekistan (23 milioni di Uzbeki).

Tale concentrazione di minoranze “diverse” rispetto all’etnia dominante cinese rende particolarmente attento il governo di Pechino riguardo a possibili pretese di indipendenza, ispirate dall’esperienza delle altre popolazioni centro-asiatiche di etnia turca, “titolari” delle Repubbliche ex sovietiche, o dalla memoria della breve esperienza di autonomia vissuta dallo Xinjiang negli anni ’40 del secolo scorso con la denominazione di Repubblica del Turkestan Orientale.

Nel tempo, l’idea di identità ha animato il dibattito interno alle organizzazioni uigure che aspiravano all’indipendenza, divise tra assimilazionisti, autonomisti moderati e separatisti favorevoli ad azioni violente. Questi ultimi negli anni più recenti hanno commesso numerosi atti terroristici che hanno causato la morte di molti individui e la distruzione di beni di proprietà statale. Sembrerebbe che ad averli commessi siano stati piccoli gruppi isolati non legati ad un’organizzazione unitaria.

Dopo l’11 settembre 2001, tutti questi gruppi sono ricaduti sotto il generico appellativo di “gruppi terroristici di matrice islamica” e, in quanto tali, internazionalmente condannati e perseguitati. Non è dato conoscere il numero degli aderenti a queste organizzazioni islamiche estremiste, tuttavia profondi conoscitori della regione ritengono che sempre più stiano conquistando i favori delle nuove generazioni. Il caso degli Uiguri può essere esposto quale esempio di popolo che ha ingaggiato con lo Stato nel quale è inglobato una lotta separatista di tipo etnico, inizialmente presentata all’opinione pubblica internazionale come puro terrorismo islamico e, in quanto tale, duramente perseguitato sull’onda della campagna globale antiterrorismo, ma successivamente il punto di vista si è ribaltato e la propaganda internazionale diffonde oggi opinioni riguardo il comportamento duro della Cina nei confronti dell’etnia uigura. Le forze dell’”Est Turkestan” ricevono supporto spirituale e materiale da varie organizzazioni terroriste quali i talebani, Hizb-ut-tahir, il Movimento Islamico dell’Uzbekistan.

Per la Repubblica Popolare Cinese lo Xinjiang non rappresenta soltanto un territorio che ne è storicamente parte, ma anche uno spazio ampio (un sesto di tutto il territorio cinese) e poco densamente popolato (16,6 milioni di abitanti), utilizzato per test nucleari e per esercitazioni militari, nonché significativo bacino di numerose risorse naturali e di inesplorati giacimenti petroliferi. Da qui discende l’impegno nella lotta al terrorismo di matrice islamica, quale strumento del separatismo nazionale, minaccia diretta per lo Xinjiang e riflessa per la sicurezza di tutto il Paese. La Cina promuove nella regione una doppia strategia: da una parte ne incoraggia l’autonomia, dall’altra spinge per una più forte unità nazionale, obiettivo non facile vista la differenziazione etnica e la vicinanza con zone del centro Asia vittime degli stessi problemi. L’interesse cinese verso lo Xinjiang è ben sottolineato dalla campagna “go west” che opera sia sul piano interno che esterno: da una parte il governo di Pechino promuove migrazioni interne dall’est all’ovest, dall’altra favorisce la regione come “porta aperta” verso l’Asia centrale, come rotta in una nuova “via della seta”1. I movimenti terroristici-separatisti sono stati censiti e gli analisti ne hanno contati ben 11; il più conosciuto dei quali è l’”East Turkistan Islamic Movement” attivo già dall’inizio degli anni novanta, e protagonista di più di duecento attacchi terroristici2. La potenza cinese tenta di affrontare questo pericolo dal lato interno tramite la prevenzione e l’isolamento e su quello esterno collaborando con gli altri Stati della regione. Infatti l’interesse per la lotta al terrorismo è palesemente in comune con il resto degli attori interni dell’Asia centrale, che per evitare colpi alla sovranità e continuare nella costruzione del polo eurasiatico, hanno fatto dell’anti-terrorismo uno dei capisaldi per esempio dell’Organizzazione di Shangai.

Note

1 Ormai proprio lo Xinjiang è la regione cinese più vitale dopo la costa orientale, e per quanto riguarda l’Asia centrale, solo nel 2003 il volume commerciale con questo fu di 4 miliardi di dollari

2 Altri gruppi importanti sono: E.T. Liberation Army, World Uyghur Youth Congress, E.T. Information Center

Gvinness

Fondatore del Britney National Party

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