Achtung! Calciatori fascisti.

Allegria!

Dopo il ritorno prepotente del fascismo calcistico, riportato agli onori della cronaca da Van Basten e dal suo ormai famigerato “ZIGAIL!” ripubblichiamo un pezzo che in tempi non sospetti metteva in guardia da questa terribile deriva

Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro dei calciatori fascisti.

La società civile grida al pericolo imminente per il proliferare in Italia, ma non solo, di schiere compatte di calciatori giovani, ricchi, belli e… fascisti.

E’ dei giorni scorsi la notizia riportata con articoli allarmistici a tutta pagina da quotidiani come l’Unità o Repubblica sull’approdo in Italia al Novara (ribattezzato subito dai nostrissimi britneyani con un Forza Nuovara) del giovane Georgos Katidis bandito dal campionato greco per aver esultato con un rigido saluto romano ad un gol fatto quando giocava con l’AEK Atene. Ma Katidis è solo l’ultimo soldato in ordine di tempo, ci dicono, di un pericoloso esercito da anni presente nel nostro campionato. Cristian Abbiati, portiere del Milan ha in passato affermato: “Del fascismo condivido ideali come la patria, i valori della religione cattolica e la capacità di assicurare l’ordine“. Sembrerebbe più una dichiarazione monarchico-badogliana se non giolittiana, ma tanto vale per arruolarlo nella lista nera dei cattivi maestri; “Rifiuto le leggi razziali, l’alleanza con Hitler e l’ingresso in guerra” dice lo stesso Abbiati, confermando la solita vulgata ripulita a dovere di un fascismo buono per tutte le stagioni, forse il più temuto dagli antifascisti.

Ma i sovversivi si insinuano in tutte le squadre di calcio; il portiere della Juventus e della nazionale Gianluigi Buffon (i portieri usando le mani sono i più portati ai saluti romani e quindi al fascismo? Bisognerebbe chiedere a Lombroso) è stato “pizzicato” più volte dai benpensanti mentre nell’ordine: ha indossato una maglia numero 88, evidentemente numero proibito in quando associato a Hitler; ha scritto su una sua maglietta “Boia chi molla”; ha sventolato una bandiera con scritto “fieri di essere italiani” mentre festeggiava il mondiale (evidentemente è proibita la fierezza, o l’essere italiani, non sappiamo dire); infine allo stadio ha riposto salutando la curva mentre gli Arditi (gruppo ultras) gli cantava la dolce serenata titolata “Camerata Buffon”. Del tutto secondaria la comparsata a Porta a Porta dello stesso Buffon prima delle ultime elezioni, dove ha salutato l’ex Premier Mario Monti, candidato con Scelta Civica, così: “Io e il presidente Monti non ci conosciamo. Le mie sono valutazioni personali d’istinto. Come faccio anche in campo… Ma difficilmente mi sbaglio sulle persone. Il mio non e’ un inno o un tributo: sono solo un sostenitore accanito del leader di questo movimento”. L’Italia ha visto quindi un governo fascista e non ce ne siamo accorti? Comunque le valutazioni del passato governo da parte della società civile sono a quanto pare positive, torniamo piuttosto al pericolo rappresentato dai calciatori fascisti.

E’ davvero imprudente comunque esprimere opinioni e bisogna stare sempre attenti a cosa si sventola: Cannavaro è diventato un militante fascista da quando a Madrid gli misero in mano un tricolore con il fascio littorio; non sappiamo se lo scambiò o meno per un calippo o un mandolino, ma di certo quando dovette giustificarsi disse: “Non sono un nostalgico, ma non sono di sinistra”. Ah beh! Ti conosciamo, mascherina!

Anche il già citato greco Katidis affida ai tatuaggi la sua ideologia, infatti fra i tanti scarabocchi che si è fatto immortalare sul corpo, proprio sulla pancia ha scritto “Get rich or die”: diventa ricco o muori. Ricorda echi lontani, il fascistissimo “me ne frego della morte” se non l’abusato “Patria o morte”; soltanto condito con quel pizzico di liberismo puritano anglosassone che del fascismo ha ben poco, ma non stiamo qui a trovare il pelo nell’uovo.

Bisogna comunque stare attenti anche ad alzare il braccio nel salutare, potrebbe essere l’occasione per essere accusati di fare saluti romani: il problema è che i saluti romani scappano a tutti e quindi ecco che il rumeno della Lazio Radu e pure l’argentino Zarate non se lo sono fatti mancare. Probabilmente è la visibilità che infastidisce l’opinione pubblica, nei campetti amatoriali vige la regola del “saluto romano libero”, è invece per i calciatori famosi che non è tollerato l’innalzamento del braccio. Maestro nel saluto romano è il calciatore più fascistissimo di tutti, spauracchio dell’umanità intera dal Mediterraneo fino ai freddi mari del nord: Paolo Di Canio. Lui, unico ad aver davvero dichiarato di esserlo, ha fatto tremare un intero continente, salutando romanamente a ogni piè sospinto e provocando nientepopodimeno che le dimissioni dell’ex ministro degli esteri inglese e laburista David Miliband; questo, che rubava lo stipendio riciclandosi come dirigente del Sunderland, all’arrivo dell’allenatore fascista è scappato gridando “al fascista”. Milioni di persone sono scese in piazza negli anni passati proprio contro la politica estera e interna del governo laburista del pessimo Tony Blair, autore di guerre e stragi nel mondo, ma a far dimettere il suo ex ministro è spauracchio Di Canio: questo è il livello della nostra società. E questo il potere del super fascismo calcistico. Chiediamo ai nemici di Tony Blair se non sarebbe il caso di farci un pensierino.

E bisogna pure stare attenti perché potrebbe accadere, in una società dove il pregiudizio e la chiusura mentale impera, di essere trattati come l’ebreo scambiato per terrorista islamico in un bagno pubblico, che, mentre si rilassava davanti la latrina sussurrando il nome di Allah, è stato freddato da una guardia sionista con un colpo, anzi no scusate, decine di colpi. Il livello dell’opinione pubblica è appunto questo, giornali come il citato l’Unità o Repubblica non aspettano altro che sventolare la piaga dei calciatori fascisti per sfamare una addomesticata opinione pubblica e già si sussurra di decine di caduti per aver salutato un amico o tentato di allontanare le zanzare.

Però, se proprio volessimo dire due parole seriamente, sarebbe da affrontare la questione più da un punto di vista antropologico che non politico: in Italia (e non solo crediamo) c’è tutta una parte della società, formata da più o meno ricchi indistintamente, che per motivi da indagare, si dice fascista senza avere la minima idea di cosa sia il fascismo; esprimono questa idea (che si traduce poi in aspetti del tutto variegati al momento del voto) in opposizione all’idea che la “sinistra” – accomunata fra l’altro erroneamente al comunismo (sono due cose diverse) – sia l’idea politica di chi ha un lavoro pubblico e vuole colpire la libertà dei privati. Non ci interessa entrare in disquisizioni di questo tipo, vogliamo solo far notare che il fascismo chiedeva anche le fedi d’oro per la patria, e che quindi deve esserci qualcosa che non torna se è considerato un modello da chi di doveri non vuole sentire parlare, ma si preoccupa principalmente di pagare meno tasse. Ma passiamo oltre.

Di sicuro deve esserci una sorta di lobby fascista nella società che usa i giovani calciatori per diffondere la terribile propaganda nel mondo: in Francia si parla del ritorno del pericolo neonazi e i soliti giornali ci informano che le teste rasate estremiste in Francia sono addirittura cento. Cento, avete letto bene. Questa è pure un’altra questione interessante: un modello politico deceduto solo 70 anni fa e durato un ventennio buono, lascia solo un centinaio di sostenitori radicali? Ha più nostalgici Umberto I, questo sì che è spaventoso.

Capiamo comunque il pericolo imminente che arriva da più parti e ci immaginiamo come sin da piccolo il calciatore deve venire allevato da questa oscura spectre: un’ora di allenamento fisico, due di allenamento tecnico-tattico e infine mezz’ora di pratica del saluto romano a favor di telecamera.

Ma non credete che basti non fare il pericoloso saluto, di certo causa della crisi occidentale, per essere al sicuro: Alberto Aquilani, ex Roma ex Fiorentina è anch’esso, ci dicono, un pericoloso fascista, perché lo zio gli regala busti di Mussolini. “‘Non sono stato io a sporcare la tua acqua’, ‘Ma l’ha fatto il padre di tuo padre’ gli rispose il lupo”. La nuova inquisizione non si ferma davanti a nulla e l’Unità, giornale PD del “vorrei ma non posso”, o meglio del “potrei ma non devo” fa bene a concentrarsi su questa piaga della società moderna. I calciatori fascisti sono davvero una minaccia per la pace dell’occidente: giovani miliardari ingelatinati sono la quintessenza del fascismo, non abbiamo dubbi.

Volendo però fare un pezzo di servizio e non di polemica vogliamo comunque concludere con informazioni utili per i novelli calciatori che vogliano propagandare il fascismo nell’Europa ai tempi della crisi; per non essere scoperti ci sono diverse strategie che abbiamo avuto modo di studiare quando siamo infiltrati nella Conferenza mondiale del fascismo imminente (CMFI): se volete fare il saluto romano ai tifosi, abbiate l’accortezza, fattibile con una certa pratica, di alzare il braccio destro qualche decimo di secondo prima di quello sinistro così da avere un vero saluto romano coperto immediatamente da un doppio zigail britneyano al riparo dalla denuncia pubblica. Se poi siete veramente ardimentosi potete cimentarvi nel saluto a braccio singolo, avendo la prontezza però di sventolarlo a mo’ di “ciao” una volta steso verso il cielo. Se invece qualcuno dovesse chiedervi opinioni su Israele ricordatevi di cominciare sempre con la solita formula che ormai hanno imparato tutti: “Voglio far notare che sionismo e semitismo non sono la stessa cosa” e dovreste essere al sicuro…

Buon fascismo calcistico coi baffi a tutti.

Britney National Party

Gvinness

Fondatore del Britney National Party

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