Jack Ryan ed Euphoria: propaganda libbberale

Del Retrogado Illiberale

Jack Ryan seconda stagione

Ho visto, più per noia, la prima puntata della macchina della propaganda imperialista, ossia Jack Ryan seconda stagione.

Dopo averci illuminato nella prima stagione sul fatto che alla fine i jihadisti non sono proprio così cattivi (alla fine della fiera sono i loro migliori alleati ultimamente), qui si parte a bomba col bersagliare la loro succulenta preda: il Venezuela.

Si inizia subito con una riunione della CIA dove si stabilisce che il paese più pericoloso al mondo è il Venezuela, molto più della Cina e della Russia, nonostante ovviamente anche quelle sono molto cattive.

Questo perchè il Venezuela è un paese instabile molto vicino all’america e che sta comprando armi nucleari dai Russi!!!

E perchè è instabile? Perchè l’economia è crollata anche se producono il 50% di oro nel pianeta e sono il primo paese per riserve di greggio estratte.

E come mai un paese così ricco di risorse è in questa condizione?

PERCHÈ IL PRESIDENTE È UN DIDDDDDATOREEEEEE!!!

È PAZZO!!! SADICO!!! ALLORA FA BRUTTE COSE!!!

E il popolo è cattivo perchè non vuole votare il leader dell’opposizione che invece ha un programma politico di “social justice”!!!

Ma la cosa peggiore è che la stampa mondiale vi tiene all’oscuro di ciò! Sono tutti a difesa del Venezuela, perchè ci sono “degli interessi”!!!

NON VE LO DICONOOOOOOOO!!11!1!!!!!11!

Insomma la fiera del ridicolo. Per metà episodio ho riso veramente di gusto, perchè si scade in una pantomima senza nesso logico, pacchiana e piena dei clichè dei B movie del genere, con finale in cui si compie l’omicidio di un senatore americano di origine venezuelana che era li per aiutare il popolo.

Semplicemente imbarazzante, in confronto Rambo 3 è un documentario storico.

A questo punto non vedo l’ora di scoprire fino a dove riuscirà a spingersi in questa risibile messa in scena.

Grazie (((Paramount))).

Euphoria di genere

Come si diceva ho visto la famigerata serie Euphoria di HBO, spacciata per nuova rivelazione della serialità a stelle e strisce, caposaldo di crudo realismo dello spaccato dei teenager americani del nuovo millennio.

In realtà ci si trova di fronte all’ennesima pappetta ideologica totalmente distaccata dalla realtà, che diventa patetica, risibile, irreale, straniante e che fallisce in tutte quelle sono le sue premesse.

La prima mancanza, e proprio la più evidente, è quella del realismo. La serie si presentava dichiaratamente come un prodotto fortemente incentrato sul senso di realismo, diretto, senza filtri o particolari strumenti narrativi.

Secondo me invece assomiglia più alla visione distorta che qualche sceneggiatore della borghesia liberal ha di sé, di come magnifica e idolatra se stesso, non rendendosi conto che in vero è dissociato dalla realtà.

In gran parte dei suoi aspetti, dalla regia, alla fotografia, alla narrazione assomiglia più ad un viaggio psichedelico di bassa lega in cui i protagonisti si sforzano a tutti i costi per essere la macchietta di se stessi, con tanto di finale da Jesus Christ Superstar dei poveri.

Partendo dal principio: la trama.

La storia di fondo di Euphoria è il racconto fatto in prima persona dalla protagonista interpretata da quella che sarà la prossima prezzemolina di Hollywood, Zendaya. Le sue vicende non hanno nessun tipo di possibile applicazione alla realtà. Ci dice sostanzialmente che soffre di disturbi bipolari, ansia, depressione e, pur essendo conclamati, nessuno fa nulla per aiutarla. Sindromi che sono facilmente controllabili con farmaci e terapie per avere una vita normale vengono semplicemente accettati come una sorta di dono cosmico per cui non si può fare nulla.

Quindi tanto vale lasciarla in balia di se stessa. La sua stessa discesa verso la droga è inverosimile: provato per curiosità un antidolorifico oppiaceo di suo padre morente di cancro diventa dal giorno alla notte regina della tossicodipendenza, arrivando fino al pretesto per raccontare la sua storia, cioè l’overdose a 17 anni che la manda in clinica. Ovviamente tutto ciò senza risultato, poichè come esce ritorna a drogarsi. Tutto questo è raccontato in maniera superficiale, banale, che non può suscitare altro che noia dato che la tossico dipendenza sembra rappresentata come un vezzo estetico con scarse conseguenze.

Per esempio, astinenza? Non si sa cosa sia. Nella serie per motivi che analizzo in seguito può drogarsi e poi smettere senza nessuna conseguenza da un giorno all’altro nonostante il massiccio uso di oppiacei. Può drogarsi pesantemente, ubriacarsi, o altro ma nessuno se ne accorge, almeno finchè non sia la trama a richiederlo.

La serie vorrebbe raccontarci il filo che unisce il disagio adolescenziale all’eccesso in un sistema causa effetto in cui in ogni aspetto del racconto manca la causa. Perchè il personaggio di Zendaya si comporta così? La risposta è banalmente “perchè si”, perchè la trama lo richiede, come se fosse un fatto congenito che porta lo spettatore semplicemente a distaccarsi dal personaggio, poichè non c’è nessun casus belli che faccia scattare l’empatia col protagonista.

Praticamente alla fine Rue (il personaggio di Zendaya) è solamente apologia della tossicodipendenza in quanto pseudo forma di catarsi. Qualcuno avrebbe dovuto spiegare ad HBO che questo tema aveva già rotto il cazzo nel 1973.

Irrealismo e folclore: i personaggi.

L’altro aspetto profondamente distorto, specie se ti presenti come serie iper realistica, è la rappresentazione iperbolica di quasi tutti i personaggi di Euphoria. Occorrerebbe fare un discorso generale su come la TV americana rappresenta sempre gli adolescenti come dei quasi trentenni, adulti fatti e finiti, mentre in realtà se siete stati oltre oceano avrete sicuramente visto che assomigliano di più all’anello di congiunzione tra il vibrione e il sacchetto per il vomito, roba che i nostri adolescenti italiani sembrano immortali forgiati nel fuoco.

In Euphoria si esacerba questo aspetto ancora di più, specialmente nell’iper sessualizzazione dei loro comportamenti, o nelle macchinazioni di Nate, classico bell’imbusto figlio di papà con complesso di inferiorità o superiorità a seconda dei bisogni della trama, senza nessuna coerenza.

Se degli adolescenti vivessero veramente così sarebbero morti entro i 18 anni o in galera, quando di contro in realtà quei comportamenti si risolverebbero con una sculacciata e mandandoli a letto senza cena. Mentre qui addirittura si arriva alla subalternità dell’adulto, sempre inetto, sempre inferiore, sempre incapace di poter fare qualsiasi cosa.

Tutto questo è funzionale a servire il vero cancro di questo serie, il pattume ideologico liberal progressista.

Si parte subito col botto: il trans.

Quello che doveva scatenare tutto lo sgomento nello spettatore, cioè la presenza di un personaggio nonchè attore transessuale che ha una sorta di relazione con la protagonista, in realtà è noioso, stucchevole, banale. Ed anche irritante.

Ma soprattutto sminuente nei confronti delle stesse persone transessuali.

Il personaggio di Jules, interpretato da tale Hunter Shafer scritturato su Instagram, è la fiera del ridicolo.

È un personaggio aprioristicamente positivo. Ed è il motivo per cui Rue decide di smettere di drogarsi dopo una pacca di un certo livello col fentanyl.

È un personaggio sensibile, dolce, intelligente, che sa leggere tra le righe, empatico, giusto, tollerante, sognatore, ecc ecc. Una sorta di semi divinità scesa in terra. E come vengono motivate tutte queste caratteristiche?

In nessun modo, è un personaggio vuoto, che è così solo perchè è trans. Non ha valori, non definisce il suo essere tramite le sue azioni o i suoi pensieri, lui è la perfezione. Lui è la sua transizione e nient’altro, quindi basta e avanza per motivare l’infatuazione di Rue, l’infatuazione di Nate, l’infatuazione del padre di Nate, e l’amore totale che tutti provano per lei. Basta la sua presenza e subito Rue smette di drogarsi. Ovviamente senza nessuna sindrome di astinenza.

Questo sono i trans per i liberal: semplici feticci da esporre, idoli da mettere sul piedistallo, scatole vuote in cui la persona vale meno di zero, accessori alla moda per sentirsi mentalmente aperti. Veramente bella la loro visione di tolleranza. In cui aspetti psicologici che portano ad esempio il tasso di suicidi negli states dei trans under 35 al 50% per questi signori non esistono, c’è solo ed esclusivamente positivismo.

Ruotano attorno al divino personaggio trans anche le vicende di Nate e la sua famiglia e di contro la relazione tossica con la fidanzata rompi palle, dove il padre è il classico gay represso sadomaso con sindrome di controllo che si incontra segretamente nei motel con prostituti e individui conosciuti in rete, compresa Jules la cui sessualità “da troietta” come volutamente viene descritta, sfocia nella santità come catartico strumento di redenzione.

La sessualità del padre ovviamente diventa causa dei problemi del figlio, perchè reprimere l’omosessualità giustamente porta odio, e i tuoi figli maturano rabbia, perchè la sessualità repressa cola dai pori della pelle e contamina tutto, anche se hai dato ai figli una vita meravigliosa. Ovvio no?

Però qui scatta un problemino cara HBO. Non me lo aspettevo da te. La serie ci dice anche che si può diventare gay, dato che tutte le turbe di Nate derivano dal fatto che ha visto da ragazzino un video autoprodotto del padre con i suoi prostituti.

Ma come quindi l’omosessualità è contagiosa? Crea turbe psichiche ai giovani? Non è una cosa bellissima e meravigliosa da insegnare anche all’asilo come ci insegnano? Sono confuso… non è che sotto sotto è una serie un po’ fascista?

A tutto questo brodame progressista poi va applicata la patina dei soliti valori nichilisti riguardanti la sessualità da sdoganare.

In questa serie praticamente si fa della sessualità estremizzata un altro dato di fatto incontrovertibile, un altro aspetto semi congenito a cui non si possono sottrarre, ovviamente tutto inserito nella confezione psuedo-femmista, in cui non esiste volontà, ma solo destino.

Qui le ragazzine di 16-17 vengono descritte come dee del sesso, poliedriche, espertissime, conoscitrici di ogni segreto, capaci di mettere ai loro piedi donne, uomini, trans e anche alcune specie animali grazie al loro potere seduttivo.

Mentre ovviamente gli uomini sono tutti sessualmente patetici, incapaci, inesperti, qualsiasi sia l’età o la razza (eh si anche i big bamboo qui vengono dileggiati), che soffrono tutti e nello stesso momento sia di difficoltà di erezione sia di eiaculazione precoce.

Dalla rappresentazione della sessualità di questo prodotto a mio parere gli sceneggiatori qui presenti in realtà non hanno mai fatto sesso al liceo, e molto probabilmente neanche dopo. Siamo ai livelli delle peggiori board di tumblr gente che vive dei loro sogni bagnati, di come avrebbero voluto essere, come la ragazzina sovrappeso che diventa regina del fetish con lo slogan “non c’è nulla di più potente e sexy di una ragazza grassa che se ne frega di essere grassa”. AHAHAHAHAHAHAH. Credici.

Alla fine il sunto della serie, il messaggio che lascia allo spettatore, è una sorta di elogio all’assenza di valori, e una voluta lusinga all’irresponsabilità.

Non c’è nessun valore morale in questi personaggi, ognuno segue i propri capricci individuali, senza conseguenze e sempre senza responsabilità, come nel caso del classico video porno di una protagonista finito in rete, dove ovviamente si fa la reprimenda sul fatto che non è colpa sua. La colpa non è di chi si fa i video nuda e li mette in internet. Non la colpa è di chi li guarda. Si chiede apertamente che non ci siano conseguenze alle proprie azioni.

Allo stesso modo la questione dell’aborto viene rappresentata come una semplice via di fuga, che non porta conseguenze di nessun tipo, se non lo smacco di essere rimasta incinta, perchè vuoi mai che possa succedere in un mondo dove i ragazzini non fanno altro che copulare casualmente ovunque.

La lista proseguirebbe con altre bellissime esaltazioni di aspetti devianti come le relazioni tossiche, la violenza, lo spaccio di stupefacenti sceneggiato come un’onesta e socialmente accettabile attività imprenditoriale, l’assenza di onore e lealtà, l’assenza di fedeltà come valore principe di un ragazzo sano, tutti aspetti che in realtà dovrebbero essere classificati come difetti dell’individuo che egoisticamente soddisfa i suoi capricci a scapito della comunità, del prossimo.

Sembra una sorta di auto assoluzione di chi ha scritto questa serie, in cui le responsabilità personali praticamente non esistono: “Io non ho colpe, sono fatto così, anzi sono un figo”, il solito encomio nichilista all’individualismo tipico della società americana, a cui viene sempre ricordato di rinnegare la solidarietà sociale.

L’unica cosa che salvo è l’interpretazione degli attori, buona parte alle prime armi, che nonostante spesso si siano dovuti cimentare con del materiale non proprio di facile interpretazione se la sono cavata bene, evitando di uccidere completamente la serie come successo per esempio in Another Life o altra paccottiglia ideologica.

Tralascio la finta provocazione della costante esposizione senza censura di organi sessuali maschili in tutte le sue forme, una manovra finto scioccante che non provoca più lo spettatore dall’epoca delle prime opere di Aristofane, mossa così anticonformista da diventare la definizione di conformismo.

Se siete arrivati a leggere il mio disappunto fino a qui complimenti. Avete vinto una maratona di 72 ore di proiezione continua di Euphoria.

Ma con il montaggio analogico.

Gvinness

Fondatore del Britney National Party

2 pensieri riguardo “Jack Ryan ed Euphoria: propaganda libbberale

  • Novembre 6, 2019 in 3:38 pm
    Permalink

    Ma chi è il mona che scrive queste cos… ah giusto.

    Risposta
    • Novembre 7, 2019 in 9:17 am
      Permalink

      Cerchiamo di aiutarlo poverino

      Risposta

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